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Il Parco di Veio è ricco di acqua, in quanto si estende nella Valle del Tevere, e in particolare nella sua porzione
terminale.
Inoltre, la ricchezza in questa zona vulcanica di acque di falda, ha dato origine a moltissime sorgenti,
alcune delle quali caratterizzate da acque minerali fredde e termominerali: ne sono un esempio le acque ferrose
nei pressi di Ponte Sodo e dei Bagni della Regina, in prossimità del sito archeologico di Veio e quelle di S. Antonino,
dell'Acqua Ferruginosa e del fosso dell'Acqua Forte a Castelnuovo di Porto.
Tre sono i corsi d'acqua principali: il fosso della Torraccia (o di S. Antonino), il torrente Crèmera – Valchetta,
e il fosso della Crescenza (o del Fontaniletto). Tutti hanno un andamento a pettine, da nord-ovest a sud-est
riversandosi nel Tevere come affluenti di destra e rappresentano un ineguagliabile serbatoio di diversità
ambientale e biologica.
Nel corso dei milioni di anni, l'acqua di questi torrenti, scorrendo sul morbido terreno tufaceo, ha lentamente eroso
il letto dei fiumi determinando la formazione delle forre, vallate strette e profonde molto suggestive, che oggi rappresentano
una delle caratteristiche principali del territorio, anche per la loro straordinaria valenza naturalistica.
Purtroppo le condizioni in cui versano attualmente questi corpi idrici destano non poche preoccupazioni. In particolare
gli scarichi di diversi centri abitati ancora privi di sistemi di depurazione delle acque reflue, o comunque con
impianti malfunzionanti, si aggiungono all'inquinamento proveniente dalla zootecnia e dall'agricoltura e minacciano
il già precario equilibrio dei sistemi naturali.
Uno studio svolto nel 2006 dal Parco, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità di Roma, ha permesso di
investigare lo stato dei corsi d'acqua in termini di qualità ambientale.
E' stato quindi possibile evidenziare le numerose
criticità nel territorio del Parco, ma anche identificare nei tratti più a monte, l'importantissima presenza di una
comunità animale e vegetale ancora in buono stato.
Proprio questa comunità, infatti, potrà rappresentare in futuro
il serbatoio genetico in grado di espandersi nei tratti più a valle quando, grazie ai finanziamenti regionali, il Parco ed
i Comuni saranno intervenuti per eliminare le sorgenti di inquinamento.
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