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"Roma sta diventando
un palazzo: emigrate a Veio, cittadini", quest’esortazione
affermatasi in occasione della costruzione della Domus
Aurea di Nerone, ci testimonia come, ancora nel I secolo
d.C., la città di Veio rappresenti nell’immaginario
collettivo l’alter ego della città di Roma. La città di Veio, che
raggiunse il suo massimo splendore nel VI secolo a.C., era
a capo di un territorio molto vasto che confinava con
Cerveteri, Capena, e con l’intraprendente centro urbano
che sorgeva al di là del Tevere: Roma. Tale scomoda
vicinanza ne decretò la fine nel 396 a.C., dopo un assedio
che si dice lungo 10 anni, ad opera di Marco Furio
Camillo.
I resti più importanti e
conosciuti sono conservati all’interno dell’area del
Portonaccio, dove nei primi decenni del ‘900 è stato
rinvenuto un complesso cultuale, che ha restituito
soprattutto il mirabile apparato di statue in terracotta,
tra le quali il celebre
Apollo, ora conservato al
Museo
etrusco di Villa Giulia.
Ma Veio non è solo il
santuario del Portonaccio: numerose necropoli circondano
l’abitato, famose tra l’altro per la presenza delle più
antiche attestazioni di decorazione pittorica funeraria.
La
tomba delle anatre in particolare, visitabile su
richiesta attraverso un percorso che lambisce un ponte
medievale, ci ha restituito un’interessante attestazione
di decorazione appartenente al VII secolo a.C. Il
ponte
sodo, suggestiva galleria naturale lunga in origine 100 m,
probabilmente ampliata dagli Etruschi, offre un angolo
naturalistico insolito e unico che testimonia l’estrema
varietà e ricchezza di paesaggi che si possono incontrare
all’interno della città.
Numerose sono anche le
attestazioni della Veio romana, a dispetto di quanto
affermò Properzio
"Ed anche tu vecchia città di Veio
regno potente fosti un dì, ed allora
fu posto nel tuo Foro un aureo seggio:
oggi suonar tra le tue mura udiamo
del pastor lento il corno e dei tuoi figli
sopra l’ossa vediam mieter le biade."
Ai confini della città
si erge la
villa di Campetti, scavata negli anni ’60 essa
ci ha restituito un ninfeo dal quale proviene il mosaico
che decora il ninfeo di Villa Giulia. Gli scavi ripresi
negli ultimi anni dall’Università di Roma "La Sapienza" ci
stanno restituendo nuove ed interessanti scoperte sulla
fine della città. Incantevole è il percorso
che, attraverso una delle direttrici stradali che si
irradiavano dal centro della città, dove si trovava il
Foro, porta al
colombario romano di Porta Capena, da dove
si possono ancora notare i piloni che attraversavano
l’antico fiume Crèmera.
A cura di Maria
Cristina Romano
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I Segreti... degli Etruschi
Una guida
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la storia, la religione, la lingua, la società,
l'economia di uno dei popoli più misteriosi
dell'antichità raccontati dal Parco.
A
cura di Eleonora Sgreccia
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